Il 13 dicembre 1981 il generale Wojciech Jeruzelski proclama lo stato d’assedio in Polonia. Migliaia di attivisti di Solidarnosc furono arrstati. Il ministro Francese degli Affari Esteri, Claude Cheysson, dichiara que si tratta di « una questione polacca ».
Foucault e Bourdieu iniziano una protesta degli intellettuali con il sindacato della CFDT, azione che crea un incomprensione duratura con il governo socialista.
Il 13 dicembre 1982, appena un anno dopo il colpo di stato in polonia, Foucault ritorna sulle ragioni di questo combattimento all’occasione di un discorso dato all’inaugurazione degli affeschi murali realizzati da un artista polacco nei locali della sede nazionale delle CFDT, situata, all’epoca, square Montholon.
Ecco cosa diceva : « Non che la Polonia sia stata presa ad esempio. Fortunatamente, é finito il tempo nel quale si cercavano qui e là dei modelli. Ma essa (la Polonia) fa parte a suo modo di un’esperienza comune : quella di uno sforzo storico attraverso il quale le società contemporanee cercano di definire altre forme di esistenza individuali e collettive. Al posto degli schemi che ci sono stati trasmessi come un eredità non voluta dalle realtà e dai sogni del XIX secolo . Non bisogna ascoltare coloro che si lamentano del vuoto o dell’immobilismo d’oggigiorno : non anno che rancori per costruire il loro avvenire. Bisogna, al contrario, essere attenti a ogni movimento, a tutti i movimenti grazie ai quali si disegnano le figure di cio’ che noi potremmo essere.
(vedi « La Pologne en Partage. Entretien avec Alexandre Bilous » testo raccolto da Olivier Doubre, Vacarme 29: autunno 2004.
Documento (Archivio Centro Michel Foucault / IMEC) : intervento radiofonico all’emisiione « Expliquez-vous sur Europe 1 » del 16 dicembre 1981, de Michel Foucault eYves Montand facente seguito agli avvenimenti polacchi.
